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venerdì 19 settembre 2008

VILIPENDIO, Il caso Guzzanti ed il caso Indymedia

LE NOTIZIE:

Guzzanti:

All’inizio del suo intervento presso l’Università Cattolica di Milano, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha affermato che non darà ai pm della Procura di Roma l’autorizzazione a procedere contro Sabina Guzzanti per l’ipotesi di vilipendio al papa, a causa delle frasi pronunciate durante il “No Cav Day” di luglio.

Il ministro chiarisce: “dopo aver sentito il parere degli uffici che concludono per la procedibilità ho deciso comunque di non concedere l’autorizzazione a procedere anche perchè l’accusata si è assunta le responsabilità di quello che ha detto”. Seppure si sia sentito offeso come cattolico, Alfano avrebbe deciso di soprassedere “ben conoscendo lo spessore e la capacità di perdono del Papa che prevalgono alle offese stesse”. Alfano intende infatti smorzare le polemiche, per non avere problemi futuri: “la stagione delle riforme impone di spegnere i focolai e di non appiccare nuovi incendi”. Così il procuratore Giovanni Ferrara e il sostituto Angelantonio Racanelli dovranno archiviare il caso.


IndyMedia:

Il gip Marco Patarnello ha disposto il sequestro preventivo di una parte del sito di Indymedia per vilipendio della religione cattolica e della figura del Papa. A sollecitare il provvedimento era stato il pm Salvatore Vitello, in quanto dagli accertamenti della Digos era emerso che sul sito vi erano fotomontaggi di Papa Benedetto XVI in uniforme militare nazista. Nel sito di riferimento della sinistra antagonista, il Papa viene appellato come “nazista” e ingiuriato con offese in lingua spagnola. La società a cui fa riferimento Indymedia è la Imc, con sede in Brasile, pertanto il pm ha provveduto che venga fatta la rogatoria internazionale per la notifica dell’atto. E questa procedura rischia di andare per le lunghe. Per il reato di vilipendio della figura del Papa è necessaria l’autorizzazione del ministro della Giustizia, atto che il pm ha già sollecitato. Il gip, nel disporre il sequestro preventivo ha avvalorato la tesi del pm ritenendo che il contenuto del sito internet ostenti disprezzo sia del sentimento religioso che della persona del Pontefice. L’offesa a Benedetto XVI sarebbe quindi evidente, così come quella recata alla religione cattolica che è tutelata dalla norma del codice penale che prevede il reato di vilipendio.

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COS'E' IL REATO DI VILIPENDIO:

Il Papa, oltre ad essere un leader religioso, è anche un capo di stato, è quindi protetto SIA dalle leggi che tutelano la religione, sia dalle leggi che tutelano le figure politiche di altri paesi.

Ci sarebbe ovviamente da valutare il fatto che il vaticano, stato interamente dipendente dall'italia, ma di fatto indipendente dal punto di vista sociale, legale e politico, gode di vantaggi strategici non indifferenti, sia dal punto di vista fiscale che legale, potendo vantare un duplice volto da mostrare a piacimento. Questo discorso però prenderebbe troppo tempo, quindi per oggi parliamo solo del reato di vilipendio alla religione cristiana e del vilipendio al papa o del reato di vilipendio in generale:



VILIPENDIO ALLA RELIGIONE:

Art. 402 Vilipendio della religione dello Stato

Chiunque pubblicamente vilipende la religione dello Stato e' punito con la reclusione fino a un anno. [Il 13 Novembre 2000 La corte costituzionale nella sentenza numero 508 dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 402 del codice penale (Vilipendio della religione dello Stato).] ==

Art. 403 Offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone

Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto.

Art. 404 Offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose

Chiunque, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto, ovvero commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in luogo privato da un ministro del culto, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni.

Art. 405 Turbamento di funzioni religiose del culto cattolico

Chiunque impedisce o turba l'esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l'assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, e' punito con la reclusione fino a due anni. Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione fino a tre anni.


VILIPENDIO CONTRO STATO ESTERO:
Art. 297 Offesa all'onore dei Capi di Stati esteri

Chiunque nel territorio dello Stato offende l'onore o il prestigio del Capo di uno Stato estero e' punito con la reclusione da uno a tre anni.

Art. 298 Offese contro i rappresentanti di Stati esteri

Le disposizioni dei tre articoli precedenti si applicano anche se i fatti, ivi preveduti, sono commessi contro rappresentanti di Stati esteri, accreditati presso il Governo della Repubblica, in qualita' di Capi di missione diplomatica, a causa o nell'esercizio delle loro funzioni (1). (1) Articolo cosi' modificato dalla L. 11 novembre 1947, n. 1317.

Art. 299 Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero

Chiunque nel territorio dello Stato vilipende, con espressioni ingiuriose, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, la bandiera ufficiale o un altro emblema di uno Stato estero, usati in conformità del diritto interno dello Stato italiano, è punito con l’ammenda da euro 100 a euro 1.000.
Articolo così modificato dalla L. 25 gennaio 2006.



MODIFICHE AL REATO DI VILIPENDIO:

Il vilipendio è un reato che fino al 2006 veniva punito con la reclusione da 1 a 6 anni, a seconda della gravità. Oggi viene fatta una multa dai 2000 ai 10000 euro.

Queste le modifiche apportate nel 2006 alle leggi che trattano il vilipendio tramite le seguenti modifiche:

L’articolo 292 del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 292. - (Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato). – Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.
Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali».

L’articolo 299 del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 299. - (Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero). – Chiunque nel territorio dello Stato vilipende, con espressioni ingiuriose, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, la bandiera ufficiale o un altro emblema di uno Stato estero, usati in conformità del diritto interno dello Stato italiano, è punito con l’ammenda da euro 100 a euro 1.000».

L’articolo 403 del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 403. - (Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone). – Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto».

L’articolo 404 del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 404. - (Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose). – Chiunque, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto, ovvero commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in luogo privato da un ministro del culto, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni».


All’articolo 405 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, le parole: «del culto cattolico» sono sostituite dalle seguenti: «del culto di una confessione religiosa»;
b) alla rubrica, le parole: «del culto cattolico» sono sostituite dalle seguenti: «del culto di una confessione religiosa».

Al libro secondo, titolo IV, capo I, del codice penale, la rubrica è sostituita dalla seguente: «DEI DELITTI CONTRO LE CONFESSIONI RELIGIOSE».

All’articolo 290, primo comma, del codice penale, le parole: «con la reclusione da sei mesi a tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «con la multa da euro 1.000 a euro 5.000».

All’articolo 291 del codice penale, le parole: «con la reclusione da uno a tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «con la multa da euro 1.000 a euro 5.000».

All’articolo 342 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, le parole: «con la reclusione fino a tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «con la multa da euro 1.000 a euro 5.000»;
b) al terzo comma, le parole: «è della reclusione da uno a quattro anni» sono sostituite dalle seguenti: «è della multa da euro 2.000 a euro 6.000».



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CONSIDERAZIONI:
Dovessimos eguire alla lettera il reato di vilipendio apparirebbe ovunque, eppure contro il papa, pare che il vilipendio conti di più, nessuno si lamenta se facciamo vignette offensive del buddha o di qualsiasi altra divinità minore, ma se si insulta il papa, tutti a strillare, non ostante la legge oggi preveda PARI PUNIZIONI per OGNI insulo ad OGNI religione, perchè gli uomini sono liberi di credere alla bugia che preferiscono...

C'è una cosa che però non sono riuscito a controllare: La condizione di reciprocità, legge del nostro codice penale che si riferisce ai reati di vilipendio a stato estero.

Ve la riporto:
Art. 300 Condizione di reciprocita'
Le disposizioni degli articoli 295, 296, 297 e 299 si applicano solo in quanto la legge straniera garantisca, reciprocamente, al Capo dello Stato italiano o alla bandiera italiana parita' di tutela penale. I Capi di missione diplomatica sono equiparati ai Capi di Stati esteri, a norma dell'articolo 298, soltanto se lo Stato straniero concede parita' di tutela penale ai Capi di missione diplomatica italiana. Se la parita' della tutela penale non esiste, si applicano le disposizioni dei titoli dodicesimo e tredicesimo, ma la pena e' aumentata.
Non sono riuscito a leggere il codice PENALE dello stato vaticano, non è chiaro neanche se c'è, o comunque sia nel Diritto Canonico non ho trovato leggi che tutelano l'italia dal vilipendio :D quindi il vaticano NON GARANTISCE la parita di tutela PENALE...

Ora io non sono un giurista, e comunque non ho una conoscenza approfondita dell'argomento e quindi sto di certo sbagliando quando dico che mi pare tutto un po' campato per aria.

Voi che ne dite?

mercoledì 17 settembre 2008

Benedetto XVI: «Servono nuovi politici cattolici»

IL FATTO:

Serve «una nuova generazione di politici cattolici». Che abbiano «rigore morale e competenza». Il Papa Benedetto XVI parla durante la messa celebrata domenica a Cagliari, sul sagrato del santuario di Nostra Signora di Bonaria, in occasione della sua visita pastorale in Sardegna. Ad ascoltarlo centomila fedeli e, in prima fila, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il governatore della Sardegna, Renato Soru, e il sottosegretario Gianni Letta.

Per quale motivo il premieri abbia deciso di presenziare non è dato sapere. Lui ha spiegato che «è un'occasione importante, sono qui per rendere omaggio a Benedetto XVI. Non volevamo mancare». Perché un accredito di immagine in più ci sta sempre bene. Ma le parole del pontefice lasciano poco margine a interpretazioni e adattamenti. O a strategie presenzialiste. Nell'omelia il Papa ha esortato la Chiesa e i cattolici a tornare a «essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell'economia, della politica» che, ha sottolineato, «necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile».

Il Papa ha anche esortato i cristiani a «far sì che Cristo sia incontrato dai giovani, portatori per loro natura di nuovo slancio, ma spesso vittime del nichilismo diffuso, assetati di verità e di ideali proprio quando sembra negarli». I fedeli sardi hanno rivolto una calorosissima accoglienza che dall'aeroporto di Elmas ha raggiunto il santuario di Nostra Signora di Bonaria in papamobile attraversando tra la folla il centro della città e il lungomare.

Papa Ratzinger è arrivato alle 9.30 con un aereo dell'Aeronautica Militare, a bordo del quale ha viaggiato anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che resterà accanto al Papa per l'intera giornata. A bordo pista, con il premier c'erano l'arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani, l'ambasciatore presso la Santa Sede Antonio Zanardi Landi, il presidente della Regione Renato Soru e il sindaco di Cagliari Emilio Floris. Tre bambine, Chiara, Valeria e Giorgia, hanno consegnato al Pontefice un bouquet di fiori. E il Papa le ha ricambiate con un sorriso e una carezza.


CONSIDERAZIONI PERSONALI:

Ommioddio... il papa parla di politica? di fronte ai politici?
e quì il mondo cattopolitico dirà: MA NO!!! il Papa voleva solo dire che la politica deve dar credito alle proprie radici cristiane, e governare secondo le proprie radici.

Fermi tutti... stop. C'è da fare una riflessione.
Da che mondo è mondo i cristiani cattolici hanno mutato la legge di Dio a proprio piacimento, e sempre per la ricerca di un maggior potere. Da che mondo è mondo (è la storia che lo dice, non io) la chiesa cattolica ha SEMPRE ricercato il potere politico, più che quello spirituale.
poi qualcuno ha detto "dividiamoci i compiti: voi occupatevi dello spirito, noi della politica" e la chiesa, da quel momento stette in silenzio (più o meno).
Sentire un prete parlare di politica faceva infuriare la gente, faceva ARRABBIARE le persone perchè la storia ci aveva insegnato che LORO-NON-DEVONO-FARE-POLITICA.

Ma l'uomo dimentica, e quella che era RABBIA è diventata Rabbia, poi rabbia, poi scrollate di spalle... oggi il papa parla di politica alle folle, ed ai nostri politici, ed i nostri politici dipendenti pubblici di uno stato laico annuiscono e gioiscono delle sue parole, e noi abbiamo dimenticato che ci si deve ARRABBIARE quando la chiesa cattolica, o la religione in generale, mette piede nella politica, perchè la STORIA ci ha insegnato che LORO non possono fare del bene a livello politico, non possono, non sono in grado a causa della loro conformazione, perchè la religione parla dell'intangibile, mentra governare significa decidere per il meglio nel mondo tangibile.

La cosa che ci sfugge, che dovrebbe farci riflettere, è che sui giornali non c'è più scritto "il papa invita a fare la carità" o "il papa si auspica un mondo senza guerre"

oggi è normale sentire il papa che chiede spazio politico per la chiesa, perchè la chiesa ha la memoria lunga, lunga quanto i suoi progetti e la sua pazienza, li abbiamo allontanati dalla politica ed hanno accusato il colpo senza problemi, perchè la chiesa SA che l'uomo dimentica, e SA di poter manipolare le persone, e quindi la politica, e quindi SA di poterci far dimenticare le cose più in fretta.

Io sono uno di quelli che non dimentica, io ricordo, io studio,
e so che LORO-NON-DEVONO-FARE-POLITICA.

Laicamente vostro
Nero

mercoledì 2 luglio 2008

La Santa Sede difende Marcinkus

di Franca Giansoldati
CITTA’ DEL VATICANO (25 giugno) - «Si divulgano accuse infamanti e senza fondamento». E’ verso le due del pomeriggio, poco prima della chiusura della sala stampa d’Oltretevere, che arriva la dichiarazione di padre Federico Lombardi. I vertici del Vaticano, dopo una mattinata trascorsa a calibrare le parole, hanno deciso di reagire con durezza: le ricostruzioni apparse sulla stampa a proposito del ruolo che ebbe Paul Marcinkus non possono passare sotto silenzio. Inaccettabili. Il cardinale Bertone non ci sta a vedere infangato il nome del vescovo americano scomparso un anno fa, indicato dalla super testimone Sabrina Minardi come colui che commissionò il rapimento di Manuela Orlandi. «Sua Eccellenza Marcinkus è morto da tempo e impossibilitato a difendersi». Ciò che non piace è che con la divulgazione di «informazioni riservate e non sottoposte a verifica alcuna, provenienti da una testimonianza di valore estremamente dubbio», si colpisce nuovamente la famiglia Orlandi, provata da 25 anni di dolore: «Non si dimostra rispetto e umanità nei confronti di persone che hanno già tanto sofferto». Padre Lombardi precisa però che non si vuole interferire con l’attività e «i compiti della magistratura» nella doverosa verifica dei fatti, tuttavia «non si può non esprimere vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori al sensazionalismo che non alle esigenze della serietà e dell’etica professionale».

L’accusa è rivolta ai mass media che hanno enfatizzato le ultime rivelazioni, o presunte tali, sul caso Orlandi, uno dei misteri italiani dai contorni ancora tutti da chiarire. La deposizione ai magistrati dell’amante del boss della Magliana, ha inevitabilmente riportato sotto i riflettori uno dei prelati più potenti degli anni Ottanta, deus ex machina della finanze vaticane: Marcinkus, il cui nome è legato al crack dell’Ambrosiano per il ruolo che ebbe nella vicenda. Pesantemente coinvolto nello scandalo finanziario, aveva rapporti con Calvi e con Sindona, tuttavia il Banchiere di Dio, come veniva chiamato, non ha mai risposto all’accusa di avere svuotato le casse dello Ior. Soldi che sarebbero serviti per aiutare le chiese dell’Est, soprattutto per finanziare il sindacato polacco Solidanosc. Forse è anche per questa ragione che a lui non venne mai meno la protezione di Giovanni Paolo II. Con l’assassinio di Calvi ed il crack emerse subito che gran parte dei 1.800 miliardi di lire sottratti alla banca erano transitati dallo Ior. Inspiegabili intrecci. Persino l’allora ministro dell’economia Andreatta, in un intervento parlamentare, chiese al Vaticano di riconoscere le proprie responsabilità e di correre ai ripari. Il cardinale Casaroli, segretario di Stato dell’epoca, versò 406 milioni di dollari a titolo di «contributo volontario», contro il parere dello stesso Marcinkus che si opponeva.

Caloia, attuale presidente della banca vaticana, in un recente libro, Marcinkus lo descrive così: «Un facilone, pressapochista e mal consigliato». Negli anni Novanta Wojtyla dopo avere fatto riscrivere lo statuto della banca d’Oltretevere, chiese a Marcinkus di ritirarsi a vita privata negli Usa anche per sottrarlo alla magistratura italiana che ne chiedeva l’arresto. Prima abitò in una parrocchia vicino a Chicago e poi in Arizona. Appassionato di golf e grande fumatore di sigari, non rilasciò mai una intervista. Solo una volta all’Observer si lasciò sfuggire una frase: «Non si governa la Chiesa solo con le Ave Maria». Americano di nascita ma lituano di origine, è scomparso all’età di 84 anni l’anno scorso a Sun Sity, un sobborgo vicino a Phoenix portandosi con sè tanti segreti. Da anni viveva da semplice parroco pensionato. I suoi parrocchiani lo hanno ricordato con affetto e anche in Vaticano un suo amico dietro anonimato fa sapere: «L’ultima volta che l’ho visto negli Usa mi ha colpito la sua serenità, l’umiltà e la preghiera».


Paul Marcinkus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Paul Casimir Marcinkus (Cicero, Illinois, 15 gennaio 1922 – Sun City, Arizona, 20 febbraio 2006) è stato un arcivescovo cattolico statunitense.


Biografia

Nato da una famiglia di emigrati lituani, fu ordinato sacerdote nell'arcidiocesi di Chicago il 3 maggio 1947.

Negli anni '50, dopo il trasferimento a Roma, studiò teologia ed ebbe la prestigiosa possibilità di lavorare nella sezione inglese della Segreteria di Stato. Così ebbe l'occasione di incontrare e lavorare col vescovo Giovanni Battista Montini che, nel 1963 divenne papa Paolo VI. Il 6 gennaio 1969, fu ordinato arcivescovo titolare di Horta e Segretario della Curia romana. Negli anni settanta papa Paolo VI lo incaricò di organizzare i propri viaggi. Nel 1970 nel corso del viaggio a Manila, nelle Filippine, sventò un attentato al Papa deviando il pugnale con cui un pittore aveva tentato di colpirlo.

Il 26 settembre 1981 monsignor Marcinkus fu nominato pro-presidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, posizione da cui si dimise il 30 ottobre 1990. In ogni caso, Marcinkus non fu mai nominato cardinale.

Strinse amicizia con l'uomo d'affari americano David Matthew Kennedy, allora presidente della Continental Illinois National Bank di Chicago, poi nominato nel 1969 ministro del Tesoro nell'amministrazione Nixon. Fu proprio il banchiere-ministro a mettere Marcinkus in contatto con Michele Sindona, il quale a sua volta lo introdusse al presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi.

Monsignor Marcinkus diventò presidente dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, dal 1971 al 1989. In [1] e [2] si parla di una banca senza sportelli dal grande potere finanziario, ramificata anche nel settore privato. In particolare, di rilievo risultano i rapporti con il Banco Ambrosiano, al cui Consiglio di Amministrazione Marcinkus partecipò ben 23 volte.

Papa Giovanni Paolo II tenne Marcinkus in Vaticano per sette anni prima di congedarlo, a seguito dello scandalo della Banco Ambrosiano, destinandolo alla sua Arcidiocesi di Chicago.

Dal 1997 ha vissuto a Sun City, in Arizona, dove ricopriva l'umile carica di quarto parroco della chiesetta di San Clemente. L'unica passione legata al suo vecchio stile di vita era il golf, ma fu costretto a diradare le sue uscite sul green a causa di un intervento alle anche.

Marcinkus è morto il 20 febbraio 2006 a Sun City.


Il crack del Banco Ambrosiano ed il "caso IOR"

All'inizio degli anni ottanta, il nome di Marcinkus fu collegato a scandali finanziari riportati in prima pagina sulla stampa di tutto il mondo.

In particolare, fu accertato che lo IOR a quel tempo diretto da Marcinkus, aveva avuto un ruolo primario nel crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in un complicato "risiko bancario" che aveva come ulteriori protagonisti personaggi discussi come Michele Sindona o il "venerabile maestro" della loggia massonica P2, Licio Gelli.

Nel 1987 venne indagato, e venne emesso un mandato di cattura, dalla magistratura italiana in rapporto al crack dell'Ambrosiano, ma dopo pochi mesi la Corte di Cassazione annullò il mandato in base alle regole stabilite con i Patti lateranensi (Marcinkus era in possesso di un passaporto diplomatico vaticano).

L'opinione del Vaticano, accreditata da recenti esternazioni di Giulio Andreotti e dall'opinione di Angelo Caloia, [3] è che si agì con leggerezza nel delegare incarichi così delicati a una persona che si rivelò alla fine inadeguata e inesperta. Per David Yallop [4], però, Paul Marcinkus era tutt'altro che un incapace. Semmai, attraverso la conoscenza di Roberto Calvi, Michele Sindona e Licio Gelli, portò il livello economico del Vaticano a vette mai raggiunte prima, influenzando direttamente o indirettamente svariati governi.

I fatti dell'Ambrosiano tuttavia rimangono ancora tutti da chiarire e costituiscono una zona oscura della recente storia italiana. In particolare, tanto Calvi quanto Sindona furono trovati morti in circostanze misteriose. Il primo, fuggito a Londra, fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri sul Tamigi, il secondo in carcere per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, fu avvelenato da un caffè cianuro il 20 marzo 1986 e morì due giorni dopo.



Scandali e questioni irrisolte

« Sono stato accusato di aver assassinato il Papa e di essere coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano, entrambe le cose sono completamente infondate. Dico a me stesso che questo potrebbe essere il modo con il quale Dio si assicura che ho messo il dito nella porta del Paradiso. Perché se io l'ho fatto Egli non può più sbatterla »

(difesa di Paul Marcinkus)



Coinvolgimento nella morte di Papa Giovanni Paolo I

Oltre a questi scandali, alcuni saggisti [5] arrivarono ad ipotizzare che il monsignore fosse coinvolto, insieme al cardinale Villot, all'epoca Segretario di stato, nella morte di papa Giovanni Paolo I, il cui pontificato durò solo 33 giorni e col quale esisteva una forte ostilità.
Queste ipotesi non hanno avuto seguito.



Scomparsa di Emanuela Orlandi

Altra vicenda poco chiara in qualche modo collegata alla figura di Marcinkus fu la scomparsa di Emanuela Orlandi. Per le telefonate di un uomo, che fu soprannominato l'Amerikano per la sua inflessione, nelle quali si proponeva lo scambio della stessa in cambio della libertà del terrorista Mehmet Ali Ağca, alcuni giornali dell'epoca additarono Paul Marcinkus. Questa ipotesi non ha avuto riscontri oggettivi.

Nel giugno 2008 uno dei supertestimoni del processo contro la banda della Magliana, Sabrina Minardi, ex compagna del boss Enrico De Pedis detto Renatino, ha rilasciato agli inquirenti dichiarazioni secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita dall'organizzazione criminale di De Pedis, tenuta in un'abitazione vicino a piazza San Giovanni di Dio, che aveva "un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all'ospedale San Camillo", poi uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica[6]. Il rapimento sarebbe stato richiesto, secondo una confidenza fatta da De Pedis alla stessa Minardi, proprio da Mons. Marcinkus, allo scopo di "dare un messaggio a qualcuno", "come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro"[6]. E' la stessa Minardi ad ammettere di aver accompagnato in auto la ragazza dal bar del Gianicolo fino al benzinaio del Vaticano, dove ad attenderla stava un sacerdote a bordo di una Mercedes targata Città del Vaticano.
La Minardi ha altresì aggiunto di aver personalmente accompagnato ragazze compiacenti ad incontri privati col monsignore in via Porta Angelica.
Affiora anche il personaggio di Giulio Andreotti, presso il quale la testimone racconta di essere andata a cena due volte, assieme al compagno, a quel tempo già ricercato dalla polizia. La donna specifica però che Andreotti "non c'entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì"[6].
Le varie dichiarazioni attendono riscontri poichè la Minardi non è attualmente considerata pienamente attendibile dagli inquirenti per idubbie incongruenze temporali del verbale, sebbene sue dichiarazioni circostanziate siano valutate come meritevoli di approfondimenti.[6]



Curiosità

* La seguente citazione è attribuita a Monsignor Marcinkus:
« Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria »

* Agli scandali che riguardano Marcinkus è liberamente ispirato il film Il Padrino: Parte III di Francis Ford Coppola, dove la storia della famiglia mafiosa Corleone si intreccia con le vicende vaticane nella persona dell' Arcivescovo Gilday.
* Il film I banchieri di Dio del 2002 di Giuseppe Ferrara dedicato allo scandalo IOR, è tuttora sospeso dalla distribuzione per ordine della magistratura in quanto i fatti riportati dalla pellicola sono ancora oggetto di indagine. La pellicola è stata però trasmessa in diverse occasioni dall'emittente satellitare italiana Sky. Il personaggio di Marcinkus è interpretato da Rutger Hauer; la figura che ne esce è quella di un cinico finanziere più che di un ministro della Chiesa.

Note
1. ^ Maquis Dossier n. 3, Maggio 1986, p. 82
2. ^ "Rete di banche, rete di spie: sono questi i due nodi originari del sistema di dominio occidentale del dopoguerra" - commenta Mario Coglitore su Umanità Nova n. 6 del 20 febbraio 2000.
3. ^ Finanza Bianca, Giancarlo Galli, Mondadori, 2004
4. ^ David Yallop, "In nome di Dio", Tullio Pironti Editore, 1992
5. ^ ad es. Matillò R.D., L'avventura delle finanze Vaticane, Ed.Pironti, Napoli, 1988
6. ^ a b c d Caso Orlandi, parla la superteste "Rapita per ordine di Marcinkus" da la Repubblica del 24 giugno 2008.