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martedì 25 novembre 2008

Il Vaticano mette al sicuro i suoi Soldi

Due giorni fa il papa, mentre peggiora la crisi finanziaria, aveva tuonato (http://www.uaar.it/news/2008/10/06/crisi-finanziaria-papa-ammonisce) contro chi “costruisce solo sulle cose sono visibili, come il successo, la carriera, i soldi”. Noi, malignamente (si sa, non siamo colti dalla grazia divina), avevamo commentato: “evidentemente i depositi vaticani non sono stati ancora intaccati dalla crisi”.

Di recente è emerso proprio che il Vaticano aveva già fatto i suoi conti, prima dell’esplodere della crisi finanziaria, mettendo al riparo i suoi investimenti. Lo ha rivelato un articolo della fine di settembre di Robert Mickens, corrispondente romano per la rivista cattolica britannica Tablet (http://www.thetablet.co.uk/issues/1000121), intitolato Church with a Midas touch. Nel 2007, su consiglio di esperti e abili consulenti finanziari, il Vaticano aveva spostato i suoi investimenti dal mercato borsistico a beni meno soggetti a rischio come lingotti, obbligazioni e contanti. Un analista economico è stato interpellato dal Tablet per capire meglio i dati del rapporto 2007 sulla gestione delle finanze vaticane dello scorso anno stilato dalla Prefettura degli Affari economici della Santa Sede (http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/22401.php?index=22401〈=it) e pubblicato già nel luglio 2008, giungendo alla conclusione che il Vaticano ha trasformato una parte massiccia dei suoi investimenti: si parla di circa 340 milioni di euro in valuta, 520 in obbligazioni e in poche azioni, 19 milioni in oro e preziosi.

Ironico lo stesso Tablet: “la roccia di Pietro, su cui è stata fondata la Chiesa, si è trasformata in una roccia d’oro”. Un esperto finanziario intervistato sostiene che la Chiesa “appare finanziariamente ben posizionata per raccogliere profitti, anche nell’attuale tempesta finanziaria. [...] Complessivamente la Santa Sede è stata ben consigliata e non ha probabilmente perso molto nella crisi. Hanno abbandonato man mano le azioni e nel tempo si sono concentrati su investimenti obbligazionari e monetari”. Anche uno dei responsabili economici della Santa Sede, monsignor Vincenzo Di Mauro, spiega: “I risultati del primo periodo del 2008 sono preoccupanti e non inducono all’ottimismo. Si rende sempre più necessario il richiamo alle Amministrazioni della Santa Sede ad operare con prudenza e con la massima oculatezza nella gestione operativa delle spese e nell’assunzione di nuovo personale”.

[da: http://www.socialpress.it/article.php3?id_article=2273]


CONSIDERAZIONI:

Lungi da me pensare che tutto questo sia riprovevole, anzi, sono contento che si sia venuto a sapere, io VOGLIO che la gente sappia che per il vaticano i soldi sono importanti quanto lo sono per noi gente comune, e forse un po' di più, voglio che la gente cominci a storcere il naso quando a pronunciare le parole CARITA' e POVERTA' etc, è una persona coperta d'oro...

mercoledì 17 settembre 2008

Otto per mille, l'allarme della Cei

"Quest'anno 35 milioni in meno"

Angelo Bagnasco, presidente della Cei
ROMA - Sempre più italiani rinunciano a devolvere l'otto per mille alla Chiesa cattolica. A lanciare l'allarme è la Conferenza episcopale italiana che, dati alla mano, fa sapere come quest'anno le firme dei contribuenti siano passate dall'89,82% del 2008 (dichiarazioni dei redditi 2005) all'86% del 2009 (dichiarazioni dei redditi 2006). Nel dettaglio, si sono avute 38.024 firme in più per la Chiesa, poche però rispetto al forte incremento delle firme per lo Stato che passa dal 7,6 all'11% (circa 800 mila firme in più).

Un calo che fa scalpore perchè arriva dopo dieci anni di crescita costante e che porterà nelle casse della Chiesa 35 milioni di euro in meno. Il dato, diffuso dall'agenzia di stampa cattolica Adista, preoccupa non poco la Cei che ha deciso di correre ai ripari: è infatti già pronta una lettera indirizzata ai cattolici italiani intitolata "Sostenere la Chiesa per servire tutti". Nel documento, i vescovi ricordano che grazie all'otto per mille, istituito venti anni fa, "la Chiesa ha potuto disporre di risorse costanti" e invita i sacerdoti, i religiosi e i catechisti a non vergognarsi di chiedere soldi. Le motivazioni del sostegno economico alla Chiesa "devono essere costantemente richiamate nella catechesi, negli itinerari formativi, nell'insegnamento teologico. Dovremmo forse superare - concludono i vescovi - l'eccessivo pudore che ci induce a tralasciarle nella predicazione abituale, ben diverso era, su questi temi, lo stile degli Apostoli". I sacerdoti, sottilinea la Cei, nel loro rapporto con i fedeli, dovrebbero affrontare maggiormente l'argomento del sostegno economico "garantendo al contempo la massima trasparenza nel far conoscere la situazione economica e i conti delle nostre parrocchie e di tutte le realtà ecclesiali".

Ma c'è chi esprime "soddisfazione" per il calo dell'otto per mille: sono gli esponenti radicali Maurizio Turco e Mario Staderini che in un comunicato fanno sapere che "i dati sulle scelte sull'otto per mille espresse dagli italiani confermano quanto sosteniamo da tempo: il miliardo di euro che ogni anno viene sottratto dal bilancio dello Stato in favore della Cei è frutto di un patto scellerato tra quest'ultima ed i Governi italiani, che da 18 anni tengono nascosto al Paese il reale funzionamento dell'otto per mille". Secondo Turco e Staderini "se il governo informasse meglio i cittadini, le ripartizioni dell'otto per mille sarebbero ben diverse, e la Cei perderebbe buona parte dei 600 milioni di extra gettito che annualmente lucra sull'ignoranza indotta".


CONSIDERAZIONI PERSONALI:

La contentezza che mi pervade nel constatare che l'italia "nuova" è più Laica di quella "Vecchia" è tanta, ma devo moderarmi, perchè so che la chiesa ha mezzi potenti per recuperare, e serve pazienza e costanza per Dimostrare al mondo che Laico non significa pazzo bestemmiatore satanista, come vogliono far credere alle masse; che Laico non significa adepto della scienza disumana.

Esattamente come essere un parroco non significa per forza molestare bambini.

Dastinate il vostro 8x1000 alla ricerca, perchè il vaticano ha più oro di quanto gliene serve, basta guardare i paramenti sacri del papa la domenica delle palme per capirlo.

Il fatto che inviino una lettera aperta, che incrementino le pubblictà (le pubblicità costano milioni di euro) per richiedervi quei 36 milioni di euro non deve convincervi, dovete sorridere, perchè con o senza i vostri sold il papa continuerà ad ordinarsi le scarpe di prada da 6000 euro, mentre probabilmente senza i vostri soldi la ricerca non può permettersi proprio un cazzo.


Saluti Affettuosi
Nero

P.S.: Vi invito a leggere anche questo articolo

mercoledì 2 luglio 2008

La Santa Sede difende Marcinkus

di Franca Giansoldati
CITTA’ DEL VATICANO (25 giugno) - «Si divulgano accuse infamanti e senza fondamento». E’ verso le due del pomeriggio, poco prima della chiusura della sala stampa d’Oltretevere, che arriva la dichiarazione di padre Federico Lombardi. I vertici del Vaticano, dopo una mattinata trascorsa a calibrare le parole, hanno deciso di reagire con durezza: le ricostruzioni apparse sulla stampa a proposito del ruolo che ebbe Paul Marcinkus non possono passare sotto silenzio. Inaccettabili. Il cardinale Bertone non ci sta a vedere infangato il nome del vescovo americano scomparso un anno fa, indicato dalla super testimone Sabrina Minardi come colui che commissionò il rapimento di Manuela Orlandi. «Sua Eccellenza Marcinkus è morto da tempo e impossibilitato a difendersi». Ciò che non piace è che con la divulgazione di «informazioni riservate e non sottoposte a verifica alcuna, provenienti da una testimonianza di valore estremamente dubbio», si colpisce nuovamente la famiglia Orlandi, provata da 25 anni di dolore: «Non si dimostra rispetto e umanità nei confronti di persone che hanno già tanto sofferto». Padre Lombardi precisa però che non si vuole interferire con l’attività e «i compiti della magistratura» nella doverosa verifica dei fatti, tuttavia «non si può non esprimere vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori al sensazionalismo che non alle esigenze della serietà e dell’etica professionale».

L’accusa è rivolta ai mass media che hanno enfatizzato le ultime rivelazioni, o presunte tali, sul caso Orlandi, uno dei misteri italiani dai contorni ancora tutti da chiarire. La deposizione ai magistrati dell’amante del boss della Magliana, ha inevitabilmente riportato sotto i riflettori uno dei prelati più potenti degli anni Ottanta, deus ex machina della finanze vaticane: Marcinkus, il cui nome è legato al crack dell’Ambrosiano per il ruolo che ebbe nella vicenda. Pesantemente coinvolto nello scandalo finanziario, aveva rapporti con Calvi e con Sindona, tuttavia il Banchiere di Dio, come veniva chiamato, non ha mai risposto all’accusa di avere svuotato le casse dello Ior. Soldi che sarebbero serviti per aiutare le chiese dell’Est, soprattutto per finanziare il sindacato polacco Solidanosc. Forse è anche per questa ragione che a lui non venne mai meno la protezione di Giovanni Paolo II. Con l’assassinio di Calvi ed il crack emerse subito che gran parte dei 1.800 miliardi di lire sottratti alla banca erano transitati dallo Ior. Inspiegabili intrecci. Persino l’allora ministro dell’economia Andreatta, in un intervento parlamentare, chiese al Vaticano di riconoscere le proprie responsabilità e di correre ai ripari. Il cardinale Casaroli, segretario di Stato dell’epoca, versò 406 milioni di dollari a titolo di «contributo volontario», contro il parere dello stesso Marcinkus che si opponeva.

Caloia, attuale presidente della banca vaticana, in un recente libro, Marcinkus lo descrive così: «Un facilone, pressapochista e mal consigliato». Negli anni Novanta Wojtyla dopo avere fatto riscrivere lo statuto della banca d’Oltretevere, chiese a Marcinkus di ritirarsi a vita privata negli Usa anche per sottrarlo alla magistratura italiana che ne chiedeva l’arresto. Prima abitò in una parrocchia vicino a Chicago e poi in Arizona. Appassionato di golf e grande fumatore di sigari, non rilasciò mai una intervista. Solo una volta all’Observer si lasciò sfuggire una frase: «Non si governa la Chiesa solo con le Ave Maria». Americano di nascita ma lituano di origine, è scomparso all’età di 84 anni l’anno scorso a Sun Sity, un sobborgo vicino a Phoenix portandosi con sè tanti segreti. Da anni viveva da semplice parroco pensionato. I suoi parrocchiani lo hanno ricordato con affetto e anche in Vaticano un suo amico dietro anonimato fa sapere: «L’ultima volta che l’ho visto negli Usa mi ha colpito la sua serenità, l’umiltà e la preghiera».


Paul Marcinkus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Paul Casimir Marcinkus (Cicero, Illinois, 15 gennaio 1922 – Sun City, Arizona, 20 febbraio 2006) è stato un arcivescovo cattolico statunitense.


Biografia

Nato da una famiglia di emigrati lituani, fu ordinato sacerdote nell'arcidiocesi di Chicago il 3 maggio 1947.

Negli anni '50, dopo il trasferimento a Roma, studiò teologia ed ebbe la prestigiosa possibilità di lavorare nella sezione inglese della Segreteria di Stato. Così ebbe l'occasione di incontrare e lavorare col vescovo Giovanni Battista Montini che, nel 1963 divenne papa Paolo VI. Il 6 gennaio 1969, fu ordinato arcivescovo titolare di Horta e Segretario della Curia romana. Negli anni settanta papa Paolo VI lo incaricò di organizzare i propri viaggi. Nel 1970 nel corso del viaggio a Manila, nelle Filippine, sventò un attentato al Papa deviando il pugnale con cui un pittore aveva tentato di colpirlo.

Il 26 settembre 1981 monsignor Marcinkus fu nominato pro-presidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, posizione da cui si dimise il 30 ottobre 1990. In ogni caso, Marcinkus non fu mai nominato cardinale.

Strinse amicizia con l'uomo d'affari americano David Matthew Kennedy, allora presidente della Continental Illinois National Bank di Chicago, poi nominato nel 1969 ministro del Tesoro nell'amministrazione Nixon. Fu proprio il banchiere-ministro a mettere Marcinkus in contatto con Michele Sindona, il quale a sua volta lo introdusse al presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi.

Monsignor Marcinkus diventò presidente dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, dal 1971 al 1989. In [1] e [2] si parla di una banca senza sportelli dal grande potere finanziario, ramificata anche nel settore privato. In particolare, di rilievo risultano i rapporti con il Banco Ambrosiano, al cui Consiglio di Amministrazione Marcinkus partecipò ben 23 volte.

Papa Giovanni Paolo II tenne Marcinkus in Vaticano per sette anni prima di congedarlo, a seguito dello scandalo della Banco Ambrosiano, destinandolo alla sua Arcidiocesi di Chicago.

Dal 1997 ha vissuto a Sun City, in Arizona, dove ricopriva l'umile carica di quarto parroco della chiesetta di San Clemente. L'unica passione legata al suo vecchio stile di vita era il golf, ma fu costretto a diradare le sue uscite sul green a causa di un intervento alle anche.

Marcinkus è morto il 20 febbraio 2006 a Sun City.


Il crack del Banco Ambrosiano ed il "caso IOR"

All'inizio degli anni ottanta, il nome di Marcinkus fu collegato a scandali finanziari riportati in prima pagina sulla stampa di tutto il mondo.

In particolare, fu accertato che lo IOR a quel tempo diretto da Marcinkus, aveva avuto un ruolo primario nel crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in un complicato "risiko bancario" che aveva come ulteriori protagonisti personaggi discussi come Michele Sindona o il "venerabile maestro" della loggia massonica P2, Licio Gelli.

Nel 1987 venne indagato, e venne emesso un mandato di cattura, dalla magistratura italiana in rapporto al crack dell'Ambrosiano, ma dopo pochi mesi la Corte di Cassazione annullò il mandato in base alle regole stabilite con i Patti lateranensi (Marcinkus era in possesso di un passaporto diplomatico vaticano).

L'opinione del Vaticano, accreditata da recenti esternazioni di Giulio Andreotti e dall'opinione di Angelo Caloia, [3] è che si agì con leggerezza nel delegare incarichi così delicati a una persona che si rivelò alla fine inadeguata e inesperta. Per David Yallop [4], però, Paul Marcinkus era tutt'altro che un incapace. Semmai, attraverso la conoscenza di Roberto Calvi, Michele Sindona e Licio Gelli, portò il livello economico del Vaticano a vette mai raggiunte prima, influenzando direttamente o indirettamente svariati governi.

I fatti dell'Ambrosiano tuttavia rimangono ancora tutti da chiarire e costituiscono una zona oscura della recente storia italiana. In particolare, tanto Calvi quanto Sindona furono trovati morti in circostanze misteriose. Il primo, fuggito a Londra, fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri sul Tamigi, il secondo in carcere per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, fu avvelenato da un caffè cianuro il 20 marzo 1986 e morì due giorni dopo.



Scandali e questioni irrisolte

« Sono stato accusato di aver assassinato il Papa e di essere coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano, entrambe le cose sono completamente infondate. Dico a me stesso che questo potrebbe essere il modo con il quale Dio si assicura che ho messo il dito nella porta del Paradiso. Perché se io l'ho fatto Egli non può più sbatterla »

(difesa di Paul Marcinkus)



Coinvolgimento nella morte di Papa Giovanni Paolo I

Oltre a questi scandali, alcuni saggisti [5] arrivarono ad ipotizzare che il monsignore fosse coinvolto, insieme al cardinale Villot, all'epoca Segretario di stato, nella morte di papa Giovanni Paolo I, il cui pontificato durò solo 33 giorni e col quale esisteva una forte ostilità.
Queste ipotesi non hanno avuto seguito.



Scomparsa di Emanuela Orlandi

Altra vicenda poco chiara in qualche modo collegata alla figura di Marcinkus fu la scomparsa di Emanuela Orlandi. Per le telefonate di un uomo, che fu soprannominato l'Amerikano per la sua inflessione, nelle quali si proponeva lo scambio della stessa in cambio della libertà del terrorista Mehmet Ali Ağca, alcuni giornali dell'epoca additarono Paul Marcinkus. Questa ipotesi non ha avuto riscontri oggettivi.

Nel giugno 2008 uno dei supertestimoni del processo contro la banda della Magliana, Sabrina Minardi, ex compagna del boss Enrico De Pedis detto Renatino, ha rilasciato agli inquirenti dichiarazioni secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita dall'organizzazione criminale di De Pedis, tenuta in un'abitazione vicino a piazza San Giovanni di Dio, che aveva "un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all'ospedale San Camillo", poi uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica[6]. Il rapimento sarebbe stato richiesto, secondo una confidenza fatta da De Pedis alla stessa Minardi, proprio da Mons. Marcinkus, allo scopo di "dare un messaggio a qualcuno", "come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro"[6]. E' la stessa Minardi ad ammettere di aver accompagnato in auto la ragazza dal bar del Gianicolo fino al benzinaio del Vaticano, dove ad attenderla stava un sacerdote a bordo di una Mercedes targata Città del Vaticano.
La Minardi ha altresì aggiunto di aver personalmente accompagnato ragazze compiacenti ad incontri privati col monsignore in via Porta Angelica.
Affiora anche il personaggio di Giulio Andreotti, presso il quale la testimone racconta di essere andata a cena due volte, assieme al compagno, a quel tempo già ricercato dalla polizia. La donna specifica però che Andreotti "non c'entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì"[6].
Le varie dichiarazioni attendono riscontri poichè la Minardi non è attualmente considerata pienamente attendibile dagli inquirenti per idubbie incongruenze temporali del verbale, sebbene sue dichiarazioni circostanziate siano valutate come meritevoli di approfondimenti.[6]



Curiosità

* La seguente citazione è attribuita a Monsignor Marcinkus:
« Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria »

* Agli scandali che riguardano Marcinkus è liberamente ispirato il film Il Padrino: Parte III di Francis Ford Coppola, dove la storia della famiglia mafiosa Corleone si intreccia con le vicende vaticane nella persona dell' Arcivescovo Gilday.
* Il film I banchieri di Dio del 2002 di Giuseppe Ferrara dedicato allo scandalo IOR, è tuttora sospeso dalla distribuzione per ordine della magistratura in quanto i fatti riportati dalla pellicola sono ancora oggetto di indagine. La pellicola è stata però trasmessa in diverse occasioni dall'emittente satellitare italiana Sky. Il personaggio di Marcinkus è interpretato da Rutger Hauer; la figura che ne esce è quella di un cinico finanziere più che di un ministro della Chiesa.

Note
1. ^ Maquis Dossier n. 3, Maggio 1986, p. 82
2. ^ "Rete di banche, rete di spie: sono questi i due nodi originari del sistema di dominio occidentale del dopoguerra" - commenta Mario Coglitore su Umanità Nova n. 6 del 20 febbraio 2000.
3. ^ Finanza Bianca, Giancarlo Galli, Mondadori, 2004
4. ^ David Yallop, "In nome di Dio", Tullio Pironti Editore, 1992
5. ^ ad es. Matillò R.D., L'avventura delle finanze Vaticane, Ed.Pironti, Napoli, 1988
6. ^ a b c d Caso Orlandi, parla la superteste "Rapita per ordine di Marcinkus" da la Repubblica del 24 giugno 2008.

lunedì 17 marzo 2008

Domenica delle Palme, Papa in antichi paramenti

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAR

























Per la messa delle palme a San Pietro il Papa ha scelto, come gia' altre volte, ornamenti ormai non piu' in uso.Stavolta la scelta e' caduta su una riproduzione dei paramenti sacri di Leone X Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico divenuto Papa nel 1513. Ratzinger, nella processione, ha utilizzato anche un pastorale diverso da quello di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. L'abito, copiato da un originale custodito a Firenze, e' in damasco di seta rosso e fili d'oro.



CONSIDERAZIONI PERSONALI:

Ma non era lui che diceva che la chiesa doveva essere piu' sobria, meno vanitosa o qualcosa di simile? Probabilmente vale solo dal vescovo in giu'!

Statua di Galileo in Vaticano (Forse)

CITTA' DEL VATICANO

Dalla condanna agli onori. Per Galileo Galilei, il grande scienziato pisano, che nel 1633 fu costretto dal Sant'Uffizio ad abiurare le sue teorie eliocentriche perché contrarie alla dottrina cattolica, la Santa Sede erigerà, il prossimo anno, una statua nel bel mezzo dei giardini vaticani. Sarà il simbolo di quella riabilitazione ufficiale che Giovanni Paolo II gli conferì con uno storico discorso pronunciato davanti ai membri dell'Accademia pontifica delle scienze nel 1992.

Arriva la conferma che un monumento in marmo e a grandezza naturale raffigurante lo scienziato, condannato dall'Inquisizione per le sue teorie eliocentriche, verrà posta nei pressi della Casina di Pio IV, sulla collina che sovrasta la cupola di San Pietro non lontano dall'appartamento nel quale tra il 1632 e il 1633 proprio Galileo fu ospitato per il celebre processo che lo condannò a ritrattare le sue tesi.

Voluta dai membri della pontificia Accademia delle Scienze per rendere omaggio a uno dei suoi componenti più prestigiosi - Galileo faceva parte, infatti, della "Accademia dei Lincei", antesignana dell'attuale organismo scientifico della Santa Sede - l'iniziativa, che ha per protagonista uno dei personaggi simbolo del difficile rapporto tra scienza e fede, per una volta difficilmente scatenerà polemiche.

Di recente, la memoria della vicenda galileiana è stata la miccia che ha innescato "l'incidente" della Sapienza, una delle pagine più nere nei rapporti tra il Vaticano e la comunità scientifica nazionale. Il 17 gennaio scorso Benedetto XVI decideva di "soprassedere", come con ricercata scelta lessicale affermava il comunicato della sala stampa, all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università romana. "Responsabili" della mancata visita alcuni professori dell'ateneo che, affermando in una lettera al rettore Guarini che "la posizione del papa su Galileo ci umilia e ci offende", chiedevano un ripensamento circa l'opportunità di invitare Benedetto XVI. I docenti romani non avevano digerito un discorso del 1990 in cui l'allora cardinale Ratzinger citava un passo di Feyerband che sosteneva che "il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto". In realtà, da papa, Benedetto XVI non ha mancato di elogiare lo scienziato pisano. Lo chiamò il "grande Galileo" il 6 aprile 2006 in un discorso rivolto ai giovani in piazza San Pietro.

Ora il Vaticano con il progetto della statua mostra tutta la sua volontà di riconciliazione con la comunità scientifica. "Sarà una riprova che la Chiesa non ha nulla contro la scienza", si commenta con una battuta in ambienti della Curia.

Più prosaicamente qualche problema e qualche polemica potrebbe sorgere dal fatto che, nonostante gli annunci, l'inizio dei lavori di costruzione facilmente slitterà. Per l'iniziativa, infatti,
"mancano i soldi ".


CONSIDERAZIONI PERSONALI:
Mancano i soldi? ma dai!!! si potrebbe cominciare a risparmiare sui vestitini in filo d'oro del papa magari, o sulle sue scarpe prada da 3000 euro?

commenti?

domenica 16 marzo 2008

Le tariffe di Papa Leone X

Le tariffe di papa Leone X - Il più alto esempio di coerenza della chiesa cattolica.

Questa volta i Numeri - anzi più precisamente i PREZZI - li dà, per la verità, un Sommo Sacerdote, uno dei tanti Santi Padri, (alias Sommi Pontefici, alias Vicarî di Cristo, e così via divinizzando), passato alla storia come Leone X, ma che di nome faceva Giovanni de’ Medici, oriundo fiorentino, vissuto dal 1575 al 1521, e sul trono romano dal 1513.

La Taxa Camarae di papa Leone X, uno dei punti più alti della corruzione umana

La Taxa Camarae è un elenco tariffario divulgato nel 1517 da papa Leone X (1513-1521) allo scopo di vendere indulgenze, cioè perdonare le colpe a tutti coloro in grado di pagare le alte somme richieste dal pontefice. Come si vedrà nella trascrizione che segue, non ci sarà alcun delitto, nemmeno il più orrendo, che non possa ricevere il perdono in cambio di denaro. Leone X dichiarò aperto il cielo a chierici o laici, non importa se avessero violentato bambini e adulti, assassinato uno o più, truffato creditori, abortito… pur che avessero l’accortezza d’essere generosi con l’arca papale. Vediamo i suoi trentacinque articoli:

  1. Un ecclesiastico che incorresse in peccato carnale, sia con suore, sia con cugine, nipoti o figliocce, sia, infine, con un’altra qualsiasi donna, sarà assolto, mediante il pagamento di 67 libbre, 12 soldi.
  2. Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi.
  3. Il sacerdote che deflorasse una vergine, pagherà 2 libbre, 8 soldi.
  4. La religiosa che ambisse la dignità di abbadessa dopo essersi data a uno o più uomini simultaneamente o successivamente, all’interno o fuori del convento, pagherà 131 libbre, 15 soldi.
  5. I sacerdoti che volessero vivere in concubinato con i loro parenti, pagheranno 76 libbre, 1 soldo.
  6. Per ogni peccato di lussuria commesso da un laico, l’assoluzione costerà 27 libbre, 1 soldo; per gli incesti si aggiungerà a coscienza 4 libbre.
  7. La donna adultera che chieda l’assoluzione per restare libera da ogni processo e avere ampie dispense per proseguire i propri i rapporti illeciti, pagherà al Papa 87 libbre, 3 soldi. In un caso analogo, il marito pagherà uguale somma; se avessero commesso incesto con i propri figli aggiungeranno a coscienza 6 libbre.
  8. L’assoluzione e la sicurezza di non essere perseguiti per i crimini di rapina, furto o incendio, costerà ai colpevoli 131 libbre, 7 soldi.
  9. Un’assoluzione dell’assassinio semplice commesso sulla persona di un laico si stabilisce in 15 libbre, 4 soldi, 3 denari.
  10. Se l’assassino avesse dato la morte a due o più uomini in uno stesso giorno, pagherà come se ne avesse assassinato uno solo.
  11. Il marito che infliggesse maltrattamenti a sua moglie, pagherà alle casse della cancelleria 3 libbre, 4 soldi; se fosse uccisa, pagherà 17 libbre, 15 soldi, e se le avesse dato morte per sposarsi con un’altra, pagherà, inoltre, 32 libbre, 9 soldi. Coloro che avessero aiutato il marito a perpetrare il crimine saranno assolti rimediante il pagamento di 2 libbre a testa.
  12. Chi affogasse suo Figlio, pagherà 17 libbre, 15 soldi (o sia 2 libbre in più che per uccidere uno sconosciuto), e se a uccidere fossero il padre e la madre di comune accordo, pagheranno 27 libbre, i soldo per l’assoluzione.
  13. La donna che distruggesse il figlio che porta nel suo ventre, e il padre che avesse contribuito alla realizzazione dei crimine pagheranno 1 7 libbre, 1 5 soldi ognuno. Colui che facilitasse l’aborto di una creatura che non fosse suo figlio, pagherà 1 libbra di meno.
  14. Per l’assassinio di un fratello, una sorella, una madre o un padre, si pagherà 17 libbre, 5 soldi.
  15. Colui che uccidesse un vescovo o un prelato di gerarchia superiore, pagherà 131 libbre, 14 soldi, 6 denari.
  16. Se l’assassino avesse dato morte a più .sacerdoti in varie occasioni pagherà 137 libbre, 6 soldi, per la prima uccisione, e la metà per quelle successive.
  17. Il vescovo o abate che commettesse omicidio per imboscata:, incidente o per necessità, pagherà, per raggiungere l’assoluzione, 179 libbre, 14 soldi.
  18. Colui che in anticipo volesse comperare l’assoluzione di ogni omicidio incidentale che potesse perpetrare in futuro, pagherà 168 libbre, 1 5 soldi.
  19. L’eretico che si convertisse, pagherà per l’assoluzione 269 libbre. Il figlio dell’eretico arso, impiccato o giustiziato in qualsiasi altra forma potrà essere riabilitato solo mediante il pagamento di 218 libbre, 16 soldi, 9 denari.
  20. L’ecclesiastico che non potendo pagare i propri debiti volesse liberarsi dall’essere processato dai creditori, consegnerà al Pontefice 17 libbre, 8 soldi, 6 denari, e gli sarà perdonato il debito.
  21. Sarà concessa la licenza per installare posti di vendita di vari generi sotto i portici delle chiese, sarà concesso mediante il pagamento di 45 libbre, 19 soldi, 3 denari.
  22. Il delitto di contrabbando e frode al diritti del principe costerà 87 libbre, 3 denari.
  23. La città che ambisse per i suoi abitanti o per i suoi sacerdoti, frati o monache, la licenza di mangiare carne e latticini in epoche in cui è proibito, pagherà 781 libbre, l0 soldi.
  24. Il monastero che volesse variare la regola e vivere con minore astinenza di quella prescritta, pagherà 146 libbre, 5 soldi.
  25. Il frate che per migliore convenienza o gusto volesse passare la vita in un eremo con una donna, consegnerà al tesoro pontificio 45 libbre, 19 soldi.
  26. L’apostata vagabondo che volesse vivere senza ostacoli, pagherà uguale quantità per l’assoluzione.
  27. Uguale quantità pagheranno i religiosi, siano questi secolari o regolari, che volessero viaggiare in abiti da laico.
  28. Il figlio bastardo di un sacerdote che volesse essere preferito per succedere nella cura al padre, pagherà 27 libbre, 1 soldo.
  29. Il bastardo che volesse ricevere ordini sacri e goderne i benefici, pagherà 15 libbre, 18 soldi, 6 denari.
  30. Il figlio di genitori sconosciuti che voglia entrare negli ordini, pagherà al tesoro pontificio 27 libbre, 1 soldo.
  31. I laici contraffatti o deformi che vogliano ricevere ordini sacri e possedere benefici, pagheranno alla cancelleria apostolica 58 libbre, 2 soldi.
  32. Uguale somma pagherà il guercio dell’occhio destro, mentre il guercio dell’occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre, 7 soldi. Gli strabici pagheranno 45 libbre, 3 soldi.
  33. Gli eunuchi che volessero entrare negli ordini, pagheranno la quantità di 310 libbre, 15 soldi.
  34. Colui che per simonia volesse acquistare uno o molti benefici, s’indirizzerà ai tesorieri del Papa, che gli venderanno il diritto a un prezzo modico.
  35. Colui che per avere mancato un giuramento volesse evitare ogni persecuzione e liberarsi di ogni tipo di infamia pagherà al papa 131 libbre, 15 soldi. Inoltre consegnerà 3 libbre per ognuno di coloro che erano stati garantiti.

Leone X, l’autore di questo esempio lampante di corruzione, è invece considerato dalla storiografia cattolica il protagonista «di uno dei più brillanti pontificati e forse anche il più pericoloso della storia della Chiesa».

Tratto da: Pepe Rodriguez. Verità e menzogne della Chiesa cattolica, Editori Riuniti 1998, pp. 263-66.


Discussione intorno alla veridicità dell'elenco

Fin dalla pubblicazione del libro vi furono numerose reazioni, specialmente da parte di tutte quelle persone che non erano a conoscenza di questo documento e desideravano avere maggiori informazioni in merito. La lista, infatti, è stata edita senza nessun necessario riferimento bibliografico. Occorre premettere che tutti gli atti dei pontefici (per lo meno in epoca moderna) sono noti e pubblicati in raccolte ed edizioni a stampa (il Bullarium romanum, anzitutto) e di tutti siamo a disposizione dell'originale. Ogni documento infatti veniva pubblicato ufficialmente e ricopiato in centinaia di esemplari che venivano inviati in ogni regione del mondo cristiano sottoposto all'autorità del Papa. Per questo motivo tutte le bolle dei pontefici e gli atti pubblici di governo sono disponibili in diverse copie dell'epoca, regolarmente sottoscritte e bollate dalla curia romana.

Ora, il documento sopra riprodotto non è riportato in nessuna delle edizioni degli atti pontifici, non è noto in forma originale e non se ne dispone di alcuna copia coeva che abbia un valore documentale accertato. Alcuni storici, per questo motivo, si sono affrettati a domandare al signor Rodríguez le necessarie referenze che gli aveva omesso di indicare, per verificare la provenienza del documento che egli aveva pubblicato, e che ad una prima lettura sembra chiaramente un falso denigratorio. Rodríguez non è fino ad oggi stato in grado di mostrare alcun documento papale originale; ha però solamente acconsentito a qualificarlo come "dubbioso". Rimane sullo sfondo il principio metodologico secondo cui un documento non esiste fino che non viene dimostrata prova accettabile della sua esistenza, e che è colui che produce documento che è tenuto a dimostrarne l'autenticità, e non coloro che il documento non conoscono. Diversamente chiunque potrebbe fabbricare un documento e presentarlo come autentico, e chiedere ad altri di dimostrare la sua falsità. Non si può dimostrare la falsità di una cosa che documentariamente non esiste.

Ben poco valore ha l'idea secondo cui il documento sarebbe nascosto in Vaticano. Ciò significherebbe che di quel documento esiste una sola copia, il che renderebbe immediatamente incredibile la dichiarazione secondo cui le tariffe sarebbero state realmente applicate e divulgate tra i fedeli. Un atto pontificio ufficiale non pubblicato con ogni mezzo è semplicemente un atto pontificio che non esiste. Peraltro, gli archivi vaticani che contengono la documentazione di quell'epoca sono aperti agli studiosi. Infine, se un documento è nascosto in una biblioteca, non si capisce come qualcuno sia in grado di pubblicarlo ma non sia in grado di chiarire nessuna delle circostanze in cui tale documento fu per lui accessibile.

Un gruppo di ricercatori ha raccolto una serie di documentazione in proposito, riprodotta nel loro sito internet. Anzitutto fu domandato al Rodríguez di produrre la documentazione su cui egli si era basato; egli rispose che il testo era stato ricavato da alcune fotocopie di pagine in lingua francese, ora sbiadite. Non fornì copie di quelle pagine né si dimostrò in grado di dare una referenza di qualche valore storico. La corrispondenza tra Rodríguez e questi ricercatori è stata resa pubblica nel sito di questi ultimi.

Purtroppo non mancano i sostenitori dell'autenticità del documento i quali, pur senza essere in grado di produrre alcuna referenza verificabile da uno storico, continuano a sostenerne la credibilità. La discussione procede quindi - ma esclusivamente in questo campo dei non addetti ai lavori - sul piano inverificabile della personale inclinazione clericale o anticlericale.

Probabile modello su cui il falso è stato costruito

È ben noto che in età rinascimentale sono realmente esistiti alcuni tariffari della curia romana, le cui copie autentiche sono attualmente consultabili. Essi però regolavano semplicemente il compenso da versarsi alla curia per la redazione materiale di qualche documento canonico, come tassa dovuta all'ufficio, a seconda dell'impegno che la preparazione e la scrittura in bella copia del documento richiedeva. Oggi tali elenchi di prezzi non esistono più, in quanto i dipendenti degli uffici vaticani sono stipendiati mensilmente, indipendentemente dalla quantità di documenti che producono. L'elenco di prezzi, perciò, non è altro che un tariffario di un ufficio, e non ha nulla a che fare con l'assoluzione dei peccati. Certamente all'epoca di Leone X fu pubblicata una lista di tariffe per la curia romana, che fu in vigore durante il suo pontificato. Ma è altrettanto certo che questa ed altre simili liste "soffrirono gravi interpolazioni per opera dei protestanti, che alterarono abilmente la fraseologia e le cifre, di modo da fornire un aspetto esclusivamente venale e simoniaco alle concessioni del pontefice, per cui i poveri erano spietatamente esclusi, mentre i ricchi potevano ottenere con il denaro tutto ciò che desideravano"

Esistono numerose pubblicazioni di tariffari alterati, stampati nei paesi protestanti con intenzione di screditare la Chiesa romana. Oggi gli storici di ogni orientamento ne riconoscono l'evidente falsità, e li considerano documentazione utile per studiare i rapporti tra il protestantesimo e il cattolicesimo nei secoli delle controversie. Nessuna di queste liste alterate coincide però con il testo pubblicato da Rodríguez, e nessuna di esse giunge ad un tale grado di corruzione; probabilmente i falsari dell'epoca erano ben consapevoli che un carattere eccessivamente simoniaco del documento avrebbe immediatamente fatto dubitare della sua autenticità. Se sono dunque noti i modelli, rimane da accertare a chi sia dovuta la redazione del testo pubblicato da Rodríguez.


CONSIDERAZIONI PERSONALI:


Siamo di fronte ad un dilemma profondissimo amici miei Non voglio chiedermi se fosse corretto o no da parte della chies aun comportamento così commerciale nei confronti della confessione, non me lo voglio chiedere perchè io sono più che convinto che sia stato uno dei pochi comportamenti coerenti che la chiesa ha avuto nel corso dei secoli. Non va certo meglio oggi, che fanno passare l'otto per mille come un contributo alle opere di carità (con tanto di spot TV) quando in realtà serve a pagare i viaggi del papa, le sue vacanze e le sue belle scarpe di prada. preferivo fortemente le indulgenze a pagamento, almeno erano chiari e schietti da subito: "siamo commercianti, paga".

Il dilemma a cui accennavo sora è in realtà ben altro:

crediamo al signor Pepe Rodriguez o ai sostenitori del "è-tutta-fantasia-non-è-vero-niente-si-sono-inventati-tutto"?

Innanzitutto io mi pongo nei panni della storia, che osserva la chiesa ed i suoi esperti dire che non esistono documenti riconosciuti validi che riportino i prezzi che STORICAMENTE si sa, venivano pagati per le indulgenze (lo studiamo anche a scuola o no? alle elementari addirittura).

Penso all'indice dei libri proibiti, che ha causato l'estinzione di più di qualche documento, penso alla crimen sollicitationis, che è rimasto celato dal vaticano per più di quarant'anni e che solo oggi con la libertà di stampa e l'intraprendenza di alcuni giornalisti è venuto alla luce in tutto il suo orrore, e che in italia viene ancora celato e passato in sordina dai media controllati dai politici compiacenti nei confronti della chiesa in quanto ancora capace di mobilitare masse.

penso a tutto questo e mi chiedo se mai potrebbe essere possibile che un documentino scomodo come il tariffario delle indulgenze potrebbe essere completamente stato celato dalla chiesa al mondo.

voi che ne dite?



sabato 1 marzo 2008

345.000 euro per le vacanze del papa


L’Espresso (N° 23 anno LIII 14 giugno pagina 13 nella rubrica ‘Riservato’)
20.000 euro al giorno dagli Italiani per le vacanze di Ratzinger

Ventimila euro al giorno per il periodo di riposo in montagna che Ratzinger trascorrerà a Lorenzago di Cadore (Belluno), dal 9 al 27 luglio prossimi, in una villetta di proprietà della Diocesi di Treviso.
La giunta regionale del Veneto, presieduta da Giancarlo Galan, ha stanziato fondi complessivi pari a 345.000 euro per gli interventi necessari a "garantire la più serena tranquillità e riservatezza al soggiorno dell'augusto ospite". Spiccano i 20.000 euro per far piallare il cosiddetto 'Angolo di Preghiera', struttura in legno coperta, dotata di panca e tavolo, ma sono comprese nel prezzo altre sette panchine con schienale, destinate ai prelati 'minori', nelle ore di meditazione.
Più di 50.000 euro per asfaltare i due chilometri della strada d'accesso alla residenza del Santo Padre, mentre la recinzione della dimora costerà 24.882 euro. Per vasi e addobbi floreali della casa papale preventivati 13 mila euro più 3 mila euro per "piante ad alto fusto di latifoglia, compresa zolla terrosa". Poco per le guardie svizzere. ‘Solo’ 7.000 euro per un sentiero in ghiaia dedicato ai loro giri di guardia, parapetti, passerelle, parapetti e tende di protezione incluse.


CONSIDERAZIONI PERSONALI:

Beati i poveri poichè loro è il regno dei cieli... non ricordo se è una frase di Gesù o di Bob Dylan, vedendo però lo sfarzo in cui vive colui che delle parole di gesù ha fatto ragion di vita, deve averlo per forza detto Bob Dylan.

martedì 26 febbraio 2008

Otto per Mille più Spicci...

Otto per mille: quanto costa la Chiesa agli italiani


Con la revisione-riconferma del Concordato del 1929 sottoscritta nel 1984 dal governo Craxi, (due grandi errori commessi da due grandi uomini di Stato) il Cattolicesimo ha cessato (teoricamente) di essere in Italia religione di Stato, anche se nel nuovo testo l’art. 9 recita:
“La Repubblica italiana riconosce il valore della cultura religiosa (cattolica) e tiene conto che i principi del Cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”;
ed anche se, per effetto della revisione della Convenzione economica annessa al nuovo Concordato è stata abolita la “congrua” di sostentamento del clero versata antecedentemente dalle casse dello Stato, tale esborso è stato subito sostituito con il finanziamento “volontario” dell’otto per mille sul gettito totale del patrimonio soggetto ad IRPEF, versato da ogni cittadino ed inserito d’ufficio nei moduli della denuncia dei redditi. Un tale meccanismo di denuncia “caritatevole” dà modo al cittadino-contribuente di scegliere a chi devolvere la decima prescritta: se allo Stato, alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni religiose (cristiane), con l’esclusione quindi di organizzazioni umanitarie laiche, enti di ricerca scientifica e quant’altro.

Ma qui scatta un’astuta trappola escogitata a suo tempo dai nostri “laici” politicanti sull’input dei (mon) signori della Gerarchia: siccome, com’era prevedibile e fu previsto, solo un terzo dei contribuenti, per pigrizia, menefreghismo o disperazione, sceglie a chi devolvere l’obolo, l’art. 37 della relativa legge di attuazione recita:
“In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione (dei quozienti da distribuire del gettito totale) si stabilisce in proporzione alle scelte (percentualmente) espresse”.
E poiché, com’era prevedibile e fu previsto, tra la minoranza che opera una scelta solo il 35% non opta a favore della Chiesa Cattolica, questa oltre alla quota parte espressamente assegnatale ottiene di incassare anche l’85% dell’intero gettito relativo.

L’ammontare di tale cifra, stornata dai redditi dei cittadini ed in un certo senso prelevata direttamente dalle loro tasche, è stato calcolato in circa un miliardo per anno. In teoria, una tale enorme somma dovrebbe essere destinata ad opere di carità; ma le stesse cifre ufficiali della C.E.I. relative al triennio 2002-2004 ammettono che:
il 46% dell’incasso viene destinato “alle esigenze del culto [del Papa]” (adunate oceaniche, viaggi papali, ecc. ecc.),
il 34% al sostentamento del clero
solo il restante 20% ad interventi caritatevoli.
Ma in quest’ultima voce, è da notare come la maggior parte di una tale frazione sia destinata all’Opera Missionaria, e quindi ad un lavoro di propaganda e proselitismo in aree non cristiane del mondo.

All’ingente cifra scucita ogni anno, dai contribuenti, va aggiunta una somma dello stesso ordine di grandezza sborsata direttamente dallo Stato (senza considerare quindi regioni, province e comuni) con le causali più disparate; nel 2004 sono stati destinati:
258 milioni per le scuole cattoliche,
44 milioni per le cinque grandi università cattoliche,
20 milioni per la sola Università dell’Opus Dei ,
478 milioni per gli stipendi dei 15000 insegnanti di religione passati di ruolo in tutte le scuole di ogni ordine e grado .

Aggiungendo poi ai finanziamenti scolastici quelli relativi agli istituti di sanità gestiti da istituzioni cattoliche, si può calcolare un altro miliardo di spesa da parte dello Stato.
La Chiesa gestisce infatti:
6000 centri di assistenza medica, suddivisi in 1853 ospedali e case di cura convenzionati;
729 orfanotrofi,
534 consultori medici,
136 ambulatori,
10 grandi ospedali (tra cui l’Agostino Gemelli in Roma che funge da nosocomio del Vaticano)
111 ospedali di media dimensione, ecc.

Nel campo poi della pubblica istruzione (o meglio, dell’istruzione cattolica) la Chiesa italiana dispone di:
504 seminari,
6228 scuole materne ed asili,
1280 elementari,
1136 secondarie, cinque grandi università, la cui frequenza ai corsi, che assicura il collocamento post lauream, è ambitissima,
130 altri atenei di media dimensione, di cui lo Stato paga i finanziamenti e le rette ai corsisti.

Ma come è naturale, un tale enorme patrimonio di produzione e riproduzione viene affiancato da un altrettanto grande apparato di gestione, costituito da:
118 sedi vescovili,
12314 parrocchie, quasi altrettanti oratori,
360 case generalizie di ordini religiosi,
1000 circa conventi maschili o femminili (la metà dei quali, per le scarse vocazioni, finisce per diventare centri alberghieri a 4 stelle).

Inoltre, nella sola area metropolitana di Roma, la Santa Sede e l’episcopato romano possiedono un vastissimo patrimonio immobiliare, dentro e fuori le mura aureliane, pari ad un quinto dell’area urbana che si estende dentro il circuito delle storiche fortificazioni. Solo lo Stato della città del Vaticano possiede cospicue proprietà edilizie extra moenia solo in parte specificate dai Patti Lateranensi del 1929: ad es., il palazzo di Propaganda Fidei a P.zza di Spagna, l’Università Gregoriana, il Collegio Lombardo, il Russicum ecc. ecc.

Per non parlare dell’area di Santa Maria di Galeria che ospita la Radio Televisione Vaticana che si estende per 44 ettari , ancora oggi al centro di uno scandalo per l’inquinamento elettromagnetico provocato dalle sue emissioni televisive.

Su tutto questo immenso patrimonio immobiliare né il Vaticano né la CEI pagano un solo euro di imposte.

Bisogna aggiungere gli enti ecclesiastici che sono 59.000 e possiedono 90.000 immobili, il cui valore ammonta ad almeno 30 miliardi;

ma essi per via della Convenzione economica annessa al Concordato sono esenti dalle imposte sui fabbricati e sui terreni e sui redditi relativi ad enti o istituti, sulle compravendite e su quelle di valore aggiunto: insomma, da ogni carico fiscale e contributivo.

In tal modo le istituzioni statali e comunali italiane perdono ogni anno un gettito valutato intorno ai 9 miliardi e mezzo; per cui senza questi privilegi fiscali della Chiesa lo Stato italiano potrebbe dimezzare il carico fiscale diretto e indiretto che grava sui cittadini-contribuenti. Ma come se ciò non bastasse, alle esenzioni fiscali dello Stato è necessario aggiungere quelle comunali, poiché per una recente legge gli enti ecclesiastici “non esclusivamente commerciali” sono esenti dall’ ICI. E siccome per ottenere una tale esenzione è sufficiente che tali enti (alberghi, ristoranti, posti di ristoro ecc.) autocertifichino la loro destinazione “anche” a luoghi di culto (avendo annessa una cappellina o chiesuola, nessun comune della penisola riceve un euro da tali lucrose attività.

In tal modo, i comuni italiani perdono l’incredibile ammontare di 2 miliardi e mezzo all’anno, che sommati ai mancati incassi fiscali dello Stato fanno lievitare a circa 12 miliardi la cifra complessiva dell’evasione fiscale (ladrocinio autorizzato) di Santa Romana Chiesa.

Immensa cifra che lo Stato ed i Comuni provvedono a ripianare addebitandola in conto tassazione ai cittadini; ognuno di noi versa quindi ogni anno alla Chiesa Cattolica ben più dell’8 per mille dei suoi redditi! Naturalmente si può obiettare che se gli ecclesiastici dovessero pagare le tasse come i comuni cittadini e gli enti laici di ogni natura e finalità, si troverebbero nell’impossibilità di farlo e andrebbero incontro alla bancarotta: istituto giuridico che per via del Concordato primo e secondo non si applica a nessun ente ecclesiastico. Che viene così proclamato immune dal rischio di fallimento e non sottoposto a giudizio del Foro di competenza.

Ma a parte questo aspetto propriamente giuridico della faccenda, c’è da chiedersi quale sia il ritorno dell’immensa spesa economica sopportata dal popolo italiano per mantenere uno Stato estero (uno pseudo Stato, una finzione giuridica, un’entità fittizia ed artificiale) ed un apparato ecclesiastico che oltretutto si intromette di continuo in tutti gli aspetti della vita nazionale, e non solo esprimendo le sue opinioni, ma mobilitando concrete forze politiche e conducendo costose campagne di pressione che l’abbondanza di denaro disponibile rende possibile attuare. Per un carico finanziario, politico, giuridico e morale tanto schiacciante la controparte non può essere costituita dalla semplice “salvaguardia del valore” di una cultura e dalla soddisfazione di “tener conto dei principi del Cattolicesimo”, nella convinzione (errata) che essi facciano parte (comprese le Crociate, la caccia alle streghe e l’Inquisizione) del patrimonio storico del popolo italiano. Io temo, ed a ragione, che il ritorno del costo sia appannaggio non del popolo, ma della classe politica italiana, che dai tempi della Legge delle Guarentigie e del Patto Gentiloni, pur nelle sue interne contrapposizioni punta sull’appoggio interessantissimo di S.R.C. alle proprie manovre di potere ed alla salvaguardia dei propri interessi politici e personali.


Note
Legge N° 122 del 1985
Secondo Rapporto sulla Laicità in Critica Liberale N° 123-124 Gennaio-Febbraio 2006. pag 31, 39 Legge N° 186 del 2003
Secondo Rapporto sulla Laicità in Critica Liberale N° 123-124 Gennaio-Febbraio 2006. pag 52, 57
Agenzia di Ricerca Economica e Sociale Enti Ecclesiastici: le cifre dell’evasione fiscale. Rapporto del 7 Settembre 2006 Legge N° 248 del 2006
tratto da www.rinascita.info


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ED ORA UN PO' DI INTRATTENIMENTO...



Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli

Am€n